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Asl di Pescara condannata a pagare 138 mila euro per due giornalisti

Asl condannata 138 mila euro per due giornalisti

Un contenzioso da 138 mila euro. Finora, dopo due gradi di giudizio, la condannata è la Asl di Pescara.

Dall’altra parte, c’è l’Inpgi, l’ente nazionale di previdenza dei giornalisti che reclama somme non versate dalla Asl «a titolo di contributi, interessi e sanzioni dovuti relativamente alla posizione dei giornalisti Muni Cytron e Claudio Perolino».

Cytron e Perolini sono stati gli ultimi componenti l’Ufficio Stampa della Asl prima della “decisione” del direttore generale della Asl Claudio D’Amario di (“tentare” – è in atto un risorso) di affidare il compito di gestire i rapporti con i giornalisti all’Urp, guidato da Maria Assunta Ceccagnoli.

La Legge in vigore, (Legge 7 giugno 2000, n. 150 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 13 giugno 2000) infatti, obbliga gli Enti pubblici che hanno un Ufficio Stampa a versare i contributi previdenziali non all’Inpdap ma all’Inpgi, l’Ente previdenziale dei Giornalisti.

La stessa normativa impone che il trattamento economico dei componenti l’Ufficio sia quello previsto dall’Ordine dei Giornalisti.

La Asl di Pescara ha ignorato quanto previsto e non ha neanche usufruito, due anni fa (circa) alla “sanatoria” proposta dall’Inpgi che avrebbe consentito all’Azienda di “accordarsi” sulla questione con il pagamento ridotto di molto di quanto dovuto.

La Legge sugli Uffici Stampa, inoltre, fa preciso divieto di poter svolgere attività di Ufficio Stampa all’URP ed affida la “comunicazione” con i media esclusivamente a Giornalisti iscritti all’Albo professionale (vedi A Art. 9. – (Uffici stampa).

Il contenzioso tra Asl e Inpgi arriverà presto in Corte di Cassazione: all’inizio ad adire i giudici è stato l’Inpgi che ha denunciato di non aver ricevuto pagamenti dalla Asl per i dipendenti con le mansioni da giornalisti.

In primo grado, però, il tribunale di Roma non ha sposato le tesi dell’Inpgi. A ribaltare il quadro sono stati i giudici della Corte d’appello di Roma che hanno riformato la sentenza condannando la Asl a pagare 138.838 euro all’Inpgi.

Ma la Asl contesta la sentenza: l’avvocato della Asl, Dante Angiolelli, ha scritto una lettera a D’Amario affermando che «sussistono gli estremi per impugnare la sentenza con ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto».

Secondo una relazione firmata dalla direttrice del dipartimento Affari generali e legali, Francesca Rancitelli, la Corte d’appello di Roma «ha compiuto un travisamento del fatto posto a fondamento della pretesa avanzata dall’Inpgi». Andare in Corte di Cassazione non sarà gratis: in base al preventivo mandato alla Asl, costerà 9 mila euro.

 

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